Un concerto interrotto

Nel rumore mediatico generato dai mille conflitti sociali o bellici in corso, si è persa una notizia incoraggiante. È l’ennesima dimostrazione dell’importanza e dell’efficacia delle politiche multilaterali, cioè eseguite di comune accordo da un grande insieme di Paesi. La notizia è che tra il 2008 e il 2018, secondo uno studio dell’OCSE, sono diminuiti del 34% i depositi bancari offshore. Cioè i soldi che privati e società depositano in paradisi bancari e fiscali per evadere il fisco o, nei casi più gravi, per riciclare soldi sporchi. Si parla di 531 miliardi di dollari in meno, una cifra praticamente pari al PIL di uno Stato come il Belgio. Questo successo, anche se ancora insufficiente, è stato raggiunto per il semplice motivo che oltre cento Paesi hanno aderito alla proposta dell’OCSE di scambiarsi automaticamente, dal 2017, i dati dei conti correnti dei non residenti. Tra gli aderenti si annoverano diversi ex paradisi fiscali come Svizzera, Uruguay e Isole Cayman. La schiera dei pirati della finanza globale si è infatti assottigliata, per quanto non sia ancora scomparsa. LEGGI

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