Dialoghi n. 9 - Agricoltura familiare
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click hereIl turismo responsabile e le sue sfide di Claudio Visentin
Il turismo responsabile sta affrontando una fase di difficile trasformazione, che alterna luci e ombre (forse più ombre che luci). Quali sono le sfide con le quali deve misurarsi?
Per molti la prima preoccupazione è la sopravvivenza. Il diradarsi dei finanziamenti pubblici ai progetti di cooperazione internazionale ha messo in ginocchio molte ONG, che da questi inevitabilmente dipendono; la più generale riduzione delle risorse pubbliche disponibili attraverso bandi e progetti ha anche sottolineato come l’intero movimento sia poco radicato nel mercato, come fatichi cioè a mettere a punto un “prodotto” con una sua autonoma forza commerciale. Un secondo aspetto importante riguarda la visibilità. È vero che il turismo responsabile sembra uscire per la prima volta dal cono d’ombra mediatico nel quale ha trascorso la prima fase della sua esistenza, e questo è senza dubbio un bene. D’altro canto, finisce spesso per essere al traino di altri soggetti, che con finalità diverse lo includono nella propria comunicazione, e
non riesce ancora a proporre dei propri contenuti originali in forme accattivanti, così da “costringere” i media a parlarne specificamente.
Un altro problema poco considerato è quello del ricambio generazionale. Il turismo responsabile risale alla metà degli anni Novanta, e in quel tempo furono create la maggior parte delle associazioni, ONG e tour operator. Quindici anni dopo i soggetti attivi – le sigle, le persone – sono più o meno gli stessi. Alcune nuove realtà, vedi il caso delle associazioni che continuano l’esperienza della Boscaglia,
sono tali solo in apparenza. Nonostante i numerosi corsi di formazione (la cui effettiva efficacia andrebbe verificata) sono pochi i giovani che hanno avviato nuove imprese di turismo responsabile e che
siano al tempo stesso impegnati a diversi livelli in AITR. Questo comporta poche novità anche a livello delle idee, dei modi di gestione e delle forme di comunicazione. Il turismo responsabile, insomma,
proprio perché è la cosa giusta, non può comunque fare a meno di quegli elementi – intensità, innovazione, competizione, capacità di risposta – che sono propri delle economie di mercato, naturalmente,
ma forse anche di quelle attività umane che danno buoni frutti.