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Turismo, turismi Page 39To view this content in Flash, you must have version 8 or greater and Javascript must be enabled. To download the last Flash player
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Così gli Emirati Arabi Uniti assistono allo sviluppo di un turismo tutto artificiale:
isole finte, palme di plastica, piste sciistiche con neve ovviamente non naturale in enormi edifici raffreddati che sorgono in pieno deserto. Il tutto con le prevedibili ricadute sulle falde acquifere, le coste, la
vita marina. In molte località il desiderio di far trovare a tutti i costi agli ospiti quello che essi si aspettano fa moltiplicare i campi da golf i quali, come si sa, richiedono grandi quantità d’acqua, anche in
regioni che ne sono povere.
Parlando della Thailandia, tristemente famosa per il turismo sessuale, l’autore coglie l’occasione per suddividere in tre categorie i turisti che si dedicano a questi “passatempi”: operai tatuati e semirasati,
“mister mediocrità” e uomini cosmopoliti.
Non manca un’analisi spietata di ciò che si definisce ecoturismo in Costa Rica e si scopre anche, con qualche sorpresa, che questa pratica sarebbe nata in Sicilia nel 1826, quando alcune piccole aree boschive vennero protette per ordine del re.
A parte questo episodio l’Italia, che pure è un’importante meta turistica mondiale, viene praticamente ignorata e il discorso si sviluppa in modo piuttosto anglocentrico, anche se alcuni capitoli ci informano
sugli spostamenti a fine ricreativo dei turisti dei Paesi emergenti (Cina, India ecc.), i quali sembra si stiano adeguando passivamente agli standard occidentali.
Tra le nuove mete turistiche viene presentata Tallinn, capitale dell’Estonia, dove gli inglesi, grazie ai voli low cost, vanno a consumare sfrenate feste di addio al celibato con tutte le loro conseguenze di
disordini, risse, prostituzione e diffusione di malattie sessuali.
L’approccio scelto dall’autore è di tipo prevalentemente narrativo; lascia che i fatti parlino da sé, ma a volte, alla fine di un capitolo, introduce commenti, magari sotto forma di domande; altre volte presenta
esperienze positive, come quella di un gruppo locale costaricano che ha restituito alla foresta terreni una volta demaniali, li ha opportunamente attrezzati e oggi vi accompagna i turisti, ma non troppi perché l’ecosistema non lo sopporterebbe.
Il penultimo capitolo è interamente dedicato al problema del trasporto aereo, che consuma enormi quantità di combustibile, provoca inquinamento atmosferico e acustico e favorisce lo spostamento di
masse eccessive di turisti.
Purtroppo il libro è uscito nel 2007, prima della crisi finanziaria scoppiata l’anno successivo, che ha vanificato tutte le previsioni fino allora fatte partendo dal dato di uno sviluppo economico-turistico
praticamente illimitato. Resta il fatto che