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Un ritorno delel carestie?

di Alfredo Somoza

 

Tornano le carestie? Questa la drammatica

domanda alla quale hanno

cercato di dare una riposta, senza

riuscirci, gli oltre 50 capi di Stato e le

centinaia di esperti convocati dalla FAO

nel giugno del 2008 a Roma. Nei Paesi

del Sud del mondo 900 milioni di persone

sono sottonutrite e, paradossalmente,

ben più della metà sono proprio coloro

che il cibo lo producono: contadini e pescatori.

Il mercato mondiale della produzione

di alimenti rischia di impazzire, ha

più volte denunciato la FAO, indicando

due “responsabili”: il cambiamento climatico,

che ha inaridito milioni di ettari

di terre coltivabili, e il crescente uso dei

cereali per produrre biocombustibili. Si

potrebbero però aggiungere almeno altri

tre fattori non secondari.

Le statistiche mondiali sulla produzione di

alimenti indicano chiaramente come non

sia diminuita, ma anzi aumentata, la capacità

di produzione globale. Nel 2009 solo

quella cerealicola ha toccato un ammontare

record, intorno a 2250 milioni di tonnellate,

compreso il riso lavorato, che ha

registrato un aumento del 3,5% rispetto al

2008. Visti i numeri, la domanda sorge più

che spontanea: la sempre maggiore difficoltà

di quasi un miliardo di persone nel

reperire gli alimenti di base è dovuta a una

mancanza di cibo o al suo prezzo e alla sua

reperibilità? Per molti esperti la risposta è

che “il cibo c’è, ma è mal distribuito”. I numeri

avvalorano questa tesi, che però va

declinata insieme ad altre cinque variabili.

La prima riguarda le conseguenze del

cambiamento climatico sull’agricoltura.

Questo fenomeno sta creando seri problemi

in molte aree del pianeta: si pensi

solo al fatto che vi sono Paesi che devono

importare ciò che fino a poco tempo fa

producevano o addirittura esportavano.

Un’altra problematica è legata alla speculazione

finanziaria sui raccolti, attraverso


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