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La conferenza della FAO ha toccato un argomento poco trattato, ma molto importante: l’esaurimento delle risorse genetiche agricole e la loro gestione da parte di organismi commerciali Il futuro alimentare dell’umanità nelle mani delle multinazionali di Julian Comoy […] In occasione della conferenza della FAO, conclusasi ieri a Roma, Pat Mooney ha presentato le sue ultime analisi sulla questione. Nell’intervista concessa a Dialogo Nord Sud e pubblicata in questa pagina, Pat Mooney delinea la dinamica e i difetti dell’industria delle sementi e valuta le prospettive di un futuro più razionale e sicuro per la genetica agricola. Le critiche che lei fa al sistema agricolo mondiale si basano sulla necessità della conservazione delle risorse energetiche. Qual è la natura di questo problema genetico? È un problema molto serio. Quasi tutto quello che mangiamo proviene dal Terzo Mondo, dove l’agricoltura è nata. Tutti noi, in Europa come nel Nord America, così come in altre parti del mondo, dipendiamo da sementi la cui storia si è sviluppata in Africa o nell’America Latina. Ora, scopriamo che queste aree vengono devastate dalle nuove varietà di piante che sono apparse con la Rivoluzione Verde, mentre le vecchie sementi stanno scomparendo. Dobbiamo trovare il modo di salvaguardarle, di immagazzinarle per le generazioni future, in quanto rappresentano la base dei raccolti. (…) Perché si sta verificando questa erosione genetica e come? In larga misura attraverso l’introduzione delle nuove varietà ad alto rendimento. Quello che succede è che i contadini, che tradizionalmente conservavano le sementi per centinaia di generazioni e migliaia di anni, all’improvviso si trovano di fronte una nuova varietà largamente diffusa. Dal momento che viene consumata quella che esisteva in precedenza, la gamma genetica scompare e l’intera sicurezza alimentare mondiale viene minacciata. Ironicamente la FAO è uno dei maggiori agenti di questo cambiamento ed è anche la fronte dell’impegno per la conservazione della varietà genetica. La FAO ha identificato da tempo questo problema e il suo impegno risale agli anni ’60, da quando, cioè, è stato costituito un gruppo per l’ecologia delle coltivazioni. La FAO si è resa conto che, in un campo chimico molto ristretto, il materiale genetico viene perso: è necessario quindi trovare il modo di recuperarlo, ma non si è ancora in grado di valutarne le implicazioni politiche per i paesi in via di sviluppo. In un mondo ideale sarebbe stata preferibile l’introduzione di varietà provatamente migliori e, nello stesso tempo, un grande programma di conservazione per non |


