|
This is a SEO version of Per un'agricoltura con agricoltori Page 40 To view this content in Flash, you must have version 8 or greater and Javascript must be enabled. To download the last Flash player click here
produttore agricolo e quello pagato dal consumatore finale. Tra gli strumenti meglio conosciuti usati dalla GDO per occupare spazi nel mercato del cibo ci sono le politiche dei “marchi propri”. Essi aumentano la capacità di competere sui prezzi, rispondono alla necessità di differenziare l’offerta, sono uno strumento per fidelizzare la clientela, che li accetta con favore, e consentono l’accaparramento con più alti margini di valore. Sono alla base della possibilità di approvvigionarsi a livello planetario, aumentando così il numero dei propri fornitori e al tempo stesso la capacità di controllo sull’intera catena di approvvigionamento. Ma la resistenza al modello dominante ha costruito alternative alla GDO, affrontando non solo i nodi della circolazione degli alimenti ma anche quelli del loro valore e del loro prezzo. “…Chiamiamo prezzo sorgente il primo prezzo al quale il produttore vende il proprio prodotto. Il prezzo sorgente è quello praticato dal produttore prima di ogni altro ricarico della catena commerciale. Il prezzo sorgente non è imposto, ma deciso da ogni produttore, così come libero è il prezzo finale che ogni venditore affianca al prezzo sorgente…” e “…il prezzo sorgente rappresenta il GIUSTO prezzo, ossia quello che riconosce il valore del lavoro agricolo…” (fonte Critical Wine). Questo approccio, in particolare, consente la restituzione ai prodotti agricoli del valore e del senso di alimento per gli esseri umani e non semplicemente di merce. Che il cibo non sia una merce lo ripetiamo ormai da due decenni. Ciò non risolve però il problema della capacità del consumatore di pagare questo prezzo. I prezzi nei circuiti alternativi sono bassi o alti? È cara una bottiglia di vino venduta a 10 € o è bassissimo un salario mensile di 600/800/1000€ che condanna a nutrirsi con i prodotti scadenti dell’agroindustria venduti nella grande distribuzione? La particolare configurazione del settore agricolo del nostro Paese, costituito prevalentemente da aziende piccolissime, piccole e medie sparse su tutto il territorio nazionale, e la presenza di un decentramento abitativo altrettanto sviluppato hanno favorito il circuito virtuoso dei GAS (Gruppi d’Acquisto Solidali), che in Italia si è sviluppato negli ultimi venti anni. Infine, vale la pena di citare anche la riscoperta del “mercato contadino”, millenaria tradizione del nostro Paese sepolta negli ultimi 30 anni dallo strapotere dell’agroindustria e della GDO. Esso costituisce uno degli spazi “…per una |


