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ping solutions to help meet the world’s energy needs” (fonte Dupont). Multinazionali agroalimentari che però hanno una dimensione economica e un controllo sulla catena del valore (e quindi dei prezzi) del cibo scarsamente significativi rispetto a giganti della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) come Wal- Mart, il cui valore totale delle vendite lo rende “…exceeding the combined sales of the second, third and fourth largest retailers in the world ...”. Loro stessi informano che “Wal-Mart is the world’s largest retailer and the world’s largest company with more than $312 billion in sales annually… employs 1.3 million associates in the United States and more than 400,000 internationally…” (fonte Wal-Mart). Al secondo posto viene il gruppo francese Carrefour, seguito in terza e quarta posizione da altre imprese della GDO europea. Solo nel cibo essa muove una cifra d’affari in miliardi di euro, nell’ordine di 70 per Carrefour, 58,2 per Metro, 50 per Schwarz, 43,9 per Tesco e 43,5 per Rewe (secondo dati del 2006). Tutti sanno che i grandi supermercati si espandono investendo essenzialmente i soldi dei loro fornitori. Come funziona il meccanismo? Sappiamo che la filiera corta, o a circuito breve, è quell’insieme di attività che prevedono un rapporto diretto tra produttore e consumatore, singolo o associato, che accorcia il numero degli intermediari commerciali; la GDO, con i contratti di fornitura e coltivazione, opera attraverso una filiera molto corta che consente di appropriarsi della quota più rilevante del valore dato dalla differenza tra il prezzo pagato al |


