|
This is a SEO version of Per un'agricoltura con agricoltori Page 33 To view this content in Flash, you must have version 8 or greater and Javascript must be enabled. To download the last Flash player click here
“No agli OGM”: la fobia ideologica che affama milioni di persone nel mondo di Piero Morandini
Tra i benefici e le promesse delle biotecnologie agrarie, purtroppo, esiste un certo iato. Da una parte ci sono fatti innegabili che testimoniano il grande favore con il quale le piante transgeniche sono state accolte in molti Paesi, in particolare dai contadini poveri: 12 dei 13 milioni di agricoltori che le usano a livello mondiale, cioè il 90%, sono appunto poveri. Questo semplice dato non si spiegherebbe se non ci fosse un reale beneficio per i coltivatori. Il detto “contadino, scarpe grosse e cervello fino” suggerisce che i contadini solitamente non operano scelte avventate. Chi vuole coltivare una nuova varietà che costa più delle altre deve avere buoni motivi per farlo: le ragioni più convincenti sono le prove, eseguite su piccoli appezzamenti, per paragonare la nuova varietà con quelle solitamente comprate o con quelle propagate di anno in anno dal contadino stesso. Molto convincente si rivela anche lo sbirciare nel campo del vicino: anche lui, dopo opportuni test, ha comprato la semente transgenica. I benefici, diversi a seconda della coltura e del carattere ingegnerizzato, spiegano perché i contadini sono disposti a pagare di più per queste sementi, ma non spiegano perché: a) siano pochi i caratteri innovativi nelle coltivazioni (essenzialmente resistenza agli insetti, tolleranza agli erbicidi e resistenza a virus) e poche le colture (mais, soia, cotone, colza, barbabietola e papaia); b) nella grande maggioranza sia stata la ricerca privata e non quella pubblica a creare questi prodotti. Le domande sono entrambe lecite, perché il potenziale di questa tecnologia è molto grande e riconosciuto come particolarmente adatto a risolvere, o almeno mitigare, una serie di problemi alimentari e produttivi dei Paesi in via di sviluppo e perché erano moltissime le sperimentazioni portate avanti da enti pubblici (anche in Italia, prima del blocco imposto da Alemanno e Pecoraro Scanio). Il punto cruciale nella soluzione dei due enigmi risiede nella regolamentazione. Quella attuale uccide la ricerca e, indirettamente, i potenziali utilizzatori, perché è eccessiva, costosa e non basata sulla scienza. Eccessiva perché non solo ci vogliono dai cinque ai sette anni per ottenere l’approvazione alla commercializzazione di un singolo prodotto, ma anche perché il livello di regolamentazione è sproporzionato rispetto ai rischi. Costosa in quanto richiede decine di milioni di dollari e, ovviamente, questo spiega perché solo le multinazionali riescano a sopportare costi così elevati. Non basata sulla scienza perché non tiene conto |


