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Mãe Africa
Il giorno del 50° anniversario della fondazione dell’OUA, l’Organizzazione per l’Unità dell’Africa, a Addis Abeba la presidente brasiliana Dilma Roussef ha fatto un annuncio storico, passato però quasi inosservato: Brasilia ha deciso di cancellare 840 milioni di dollari USA di crediti nei confronti di 12 Paesi africani. I maggiori beneficiari saranno la Repubblica Democratica del Congo, il cui debito verso il Brasile ammonta a 353 milioni, e la Tanzania, con debiti per 237 milioni. Piccole cifre nel balletto della finanza internazionale, ma significative sia per i Paesi “condonati” sia per il Paese che ha compiuto questo gesto.
Il Brasile è il Paese americano che si sente più vicino ai destini dell’Africa in virtù del comune passato coloniale, durante il quale dal Continente Nero furono sbarcati nei suoi porti circa 8 milioni di schiavi da sfruttare nelle piantagioni di cacao e canna da zucchero. La popolazione afrobrasiliana, che conta oggi decine di milioni di persone, ha segnato in modo indelebile la storia, la cultura, la musica, lo sport brasiliani. I primi passi diplomatici del Brasile nei confronti dell’Africa risalgono agli anni Novanta del secolo scorso, epoca in cui sfumava la storica presenza portoghese. I Paesi lusofoni – Mozambico, Capo Verde, São Tomé e soprattutto l’Angola petrolifera – sono stati i primi con i quali Brasilia ha stretto rapporti commerciali e di cooperazione.
Negli ultimi dieci anni l’avanzata brasiliana in Africa, continente nel quale la Cina già stava scalzando le storiche presenze britanniche e francesi, si è fatta inarrestabile. Sono state aperte venti nuove ambasciate che hanno portato il numero complessivo a 37, record per un Paese latinoamericano. A rendere evidente il notevole interesse politico di Brasilia sono stati i viaggi a suo tempo compiuti dal presidente Lula, che hanno dato un contributo fondamentale al balzo quantitativo degli scambi commerciali, passati dai 5 miliardi di dollari USA del 2000 agli attuali 26 miliardi. Il Brasile ha investito in modo consistente nel campo dell’energia e dell’agricoltura, nel quadro di uno sforzo strategico mirato a diversificare il suo commercio estero, sempre più orientato sull’asse Sud-Sud.
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